Nel mondo musicale odierno, dominato dai talent show e dai social media, non basta solamente essere bravi ed avere talento. Ci vuole anche una buona dose di spinta imprenditoriale. Perchè è solo attraverso l’impegno, la dedizione e la capacità di reinventarsi che si può trasformare una grande passione in un lavoro. Proprio come ha fatto Aba Chiara, che ha seguito i propri sogni e ha fatto dello spettacolo la sua impresa.


“Il mio nome vero è Chiara Gioia Maria Gallana, però mi faccio chiamare Aba Chiara. Sono nata a Este, vivo a Noventa Padovana, ma ho vissuto a Padova per 12 anni, dove ho fatto anche l’università̀, quindi sono molto legata a Padova“
“Nel 2013 ho fatto X Factor e non potevo chiamarmi Chiara perché un’altra padovana prima di me aveva vinto l’anno prima col nome di Chiara Galiazzo. Inoltre, avevamo una biografia molto simile: entrambe di Padova, di 25 anni, laureate in economia ed entrambe avevamo partecipato anche a un provino di Amici qualche anno prima. Quindi dovevo trovare un altro nome, nel momento in cui mi hanno detto che ero stata presa. Ho proposto diversi nomi che mi appartenevano, tra cui Gioia, il mio secondo nome, che era molto musicale e dava vibe positive. Il mio nome d’arte l’ha proposto Elio, il mio coach, che voleva mi chiamassi Aba”
“Su wikipedia ho scoperto che nessuno in Italia di mediamente noto aveva quel nome, se non una signorina buonasera, che si chiamava Aba Cercato. Inoltre, Aba in moltissime lingue africane è la traduzione di padre e la contrazione di Addis Abeba, per la capitale dell’Etiopia, che si rivelò azzeccato perché io per tanti anni ho lavorato per una ONLUS, che tutt’ora manda aiuti in Etiopia per la formazione e la salute dei bambini. Tanti mi chiamano Alba Chiara, ma non c’è alcuna assonanza voluta con la canzone di Vasco Rossi. Quando ancora non avevo associato Chiara ed ero solo Aba, mi scambiavano persino con gli Abba“
“Ho sempre avuto la passione per il canto, da quando ho iniziato a fiatare. A quattro anni mia madre mi ha portato ai provini dello zecchino d’oro ma ero talmente timida che feci scena muta. A quattordici anni ho fatto una vacanza studio in Inghilterra e durante una sera di talent show ho canticchiato una canzone. Una ragazza che studiava canto mi ha sentito e mi ha detto che dovevo iniziare a cantare e mi insegnò la mia prima armonia, con una canzone di Sister Act. Io non avevo idea di cosa stessi facendo, ma una volta tornata a casa ho detto a mia mamma che volevo iniziare a studiare canto. Sono stata molto fortunata e privilegiata, perchè i miei genitori mi hanno sempre supportato e ho potuto studiare musica in parallelo alla scuola“
“Una volta laureata in Economia a Padova ho deciso di fare marketing a Venezia, quindi mi sono trasferita da Este a Padova in un appartamento con altri sei coinquilini e si può dire che fossimo la classica storia dell’appartamento in condivisione. Una delle ragazze conosceva una ragazza di nome Sara che faceva canto e quando me l’ha presentata ho scoperto essere la stessa ragazza conosciuta in Inghilterra a quattordici anni, quella che per la prima volta mi spinse a studiare. A venticinque anni ho iniziato a fare uno stage formativo in un’agenzia di comunicazione e sentivo la pressione di dover decidere cosa fare nella vita. Decisa a provare un’ultima volta la carriera da cantante di professione, ho fatto il provino e inaspettatamente mi hanno preso e sono arrivata fino alla Finale di X Factor”
“Di fatto dopo X Factor succede tutto e niente. Succede tutto perché sei sul miglior palco d’Italia, con le migliori expertise del mondo dello spettacolo e con le migliori possibilità di vedere il music business in Italia, per cui puoi assorbire molto. Sono stata fortunata ad avere quest’esperienza in età adulta perché avevo una certa consapevolezza di ciò che mi stava succedendo e non avendo aspettative, non potevo neanche deluderle. Ogni provino che superavo per me era già una grandissima gioia e mi bastava. Non avrei mai immaginato di entrare a X Factor, ancor meno di arrivare in finale. Per me, alla fine di ogni puntata avevo vinto anche perché comunque andasse, avevo un importante biglietto da visita“
“Poi X Factor finisce, ma è a quel punto che bisogna iniziare a lavorare, perchè nessuno regala niente. La mia fortuna è stata anche quella di avere un’impronta manageriale data dai miei studi e di aver già fatto la gavetta nei locali, per cui sapevo cosa fosse il vero lavoro nel mondo della musica. Mi sono portata a casa tutte le cose positive, ma ho vissuto anche tantissime cose negative, che mi hanno fatto allontanare da un certo tipo di ambiente: adesso mi gestisco da sola per un motivo”
“Ad oggi performo ancora come cantante e non ho intenzione di fermarmi per un bel po’: a volte sono sul palco, a volte tiro su il palco. A volte creo lo spettacolo o lo dirigo affinchè altri siano sul palco. Posso vestire tanti cappelli, dal solista a qualunque altra cosa possa esserci dietro, come la comunicazione, l’organizzazione, l’amministrazione o la biglietteria. In questo momento della mia carriera ho scelto di specializzarmi in eventi privati, per dare sfogo alla mia creatività organizzativa e artistica, e anche per prepararmi a un futuro in cui io possa continuare a lavorare in questo ambiente, ma non necessariamente come cantante”
“Al momento mi sto concentrando sulla mia azienda, Abracadabra Productions, con cui mi dedico alla produzione di spettacoli, eventi e show, principalmente per enti privati. è ancora una start up, essendo aperta da nove mesi, ma ho tutta l’intenzione di farne il mio progetto di vita. Fondamentalmente creiamo da zero lo spettacolo, che può essere un musical con artisti, cantanti, coreografi e costumi, oppure selezioniamo i migliori talenti richiesti perlopiù da wedding planner, party planner, event planner o aziende, in modo da creare la formazione artistica più adatta all’interno dell’evento che lo richiede. Ci occupiamo anche dell’evento intero:gli stessi strumenti con gli stessi processi, solo che proponiamo tutto il set-up, dall’allestimento alla location. La nostra specialità è l’intrattenimento, ma siamo in grado di fare tutto quello che gira attorno a un evento”
“Questo è un settore di nicchia, ma molto redditizio. Non solo c’è spazio per tutti ma lascia molto alla creatività. Se in Italia l’artista non è considerato una professione, all’estero spendono davvero milioni nei matrimoni e nell’intrattenimento e c’è molta potenzialità creativa, sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista organizzativo, ed io, essendo artista pragmatica, gioco molto nell’unire questi due aspetti. Aziende grandi o anche internazionali come Unipol, Intesa San Paolo e Ferrari fanno convention che potrebbero occupare anche uno stadio olimpico. Ma anche aziende più vicine a noi investono budget importanti, come Luxottica:alla festa aziendale ha ospitato Robbie Williams e i Maneskin, che erano solo la punta dell’iceberg, perché sicuramente avranno avuto una spalla o un corpo di ballo. Ad oggi, avere una semplice cantante a un matrimonio assieme a un piano bar è una cosa molto superata, ecco perché avere una formazione manageriale e saper parlare è fondamentale: non puoi essere solo un artista e saper semplicemente cantare o ballare”
“Per riuscire a farsi strada nel mondo della musica il talento musicale serve, ma non basta. Il talento è rendersi conto che si sa cantare bene, ma anche saper sfruttare quello che si ha. Se visto in questo modo, il talento potrebbe contare per l’80% in una ricetta per il successo. È fondamentale rendersi conto che fare l’artista è un lavoro, soprattutto per noi italiani, partendo dalle basi, come far funzionare anche il processo amministrativo dietro all’artista. Ad oggi mi ritrovo a spiegare ai miei fornitori come fare la propria fattura affinché io li possa pagare e questo è dovuto alla mentalità per cui l’artista in Italia è uno scanzonato giovinotto. Eppure abbiamo molto talento musicale e artistico; viviamo nel paese del bel canto, circondati da arti e bellezza. Avremmo tante possibilità di vivere di tutto ciò, ma manca imprenditorialità purtroppo”
“Quindi, se il talento è riconoscere la propria arte e saperla sfruttare, vale un 80%, poi ci vuole un 10% di fortuna e un 10% di studio. Non si intende studiare semplicemente il proprio strumento, ma studiare proprio come fare l’artista, e io su questo ho intenzione di costruire un corso, sull’imprenditorialità̀ per artisti, che ancora non esiste e su cui io stessa sbatto la faccia”
“L’uso dei social network e la digitalizzazione per far emergere un artista secondo me è un mercato già saturo. Tutt’ora ci sono creators di talento che diventano virali semplicemente perché hanno capito come sfruttare questo sistema, per cui è possibile utilizzare questo strumento, come è possibile usarne altri. La cosa importante è rendersi conto della complessità di quello che facciamo e studiarla a fondo”
“Nel mio ambiente c’è il detto: “no matter how big the audience, it’s always a show” quindi qualunque esibizione facciamo, dal bar alla finale di X Factor, avremo sempre lo stesso entusiasmo. Uno dei punti più alti della mia attività performativa però è stata la semifinale di X factor, dove avevo trentotto e mezzo di febbre ma anche tanta voglia di farcela, soprattutto perchè la canzone che cantavo era Kozmic Blues di Janis Joplin, che mi rappresentava molto. Quella sera sono entrata in vestito di gala scalza, ho fatto la performance migliore della mia vita e ho ricevuto un minuto di standing ovation. Lì ho dato davvero l’anima”
“Poi ci sono delle performance che ho svolto per diversi anni al GEOX, alcuni concerti con il Summertime Choir dedicati alla raccolta fondi per Nuova Famiglia e Medici con l’Africa CUAMM. Lì non solo avevo tutti i cappelli possibili perché organizzavo lo spettacolo, ma c’era anche tanto cuore, perché lo facevo per uno scopo preciso; tutti i ricavi erano devoluti completamente all’associazione, per cui il ritorno che avevo era l’energia della bellezza di quello che stavo facendo, oltre che soddisfare il fundraising. Quel tipo di performance ha un senso diverso, non è un semplice bel canto, ha tutto il valore del mondo”