Giacomo Taddeo Traini ci ha parlato di BeccoGiallo, la casa editrice in cui è autore e responsabile laboratori. Nata per dare voce e dipingere i misteri della cronaca nera italiana, nella sua evoluzione BeccoGiallo è arrivata anche a pubblicare webcomics umoristici e narrativa, fino a trasformare concetti complessi in affascinanti romanzi a fumetti per bambini.


“Sono Giacomo Taddeo Traini, dopo tanti anni di rifiuto ho finalmente accettato di dover utilizzare il mio nome completo. Ho 29 anni e lavoro in BeccoGiallo da otto anni e mezzo”
“Sono di Ascoli Piceno, vivo a Padova da più di dieci anni, ma rimango fieramente ascolano. Ero venuto fin qui per fare la scuola internazionale di Comics. I miei genitori hanno sostenuto i miei studi a patto che frequentassi anche un’università̀ “normale”, per cui ho frequentato il corso di Scienze forestali a Legnaro“
“Poi ho finito la scuola di fumetto e ho iniziato a lavorare con BeccoGiallo. Siamo entrati in contatto tramite una collaborazione sul loro blog per il quale facevo delle storie a fumetti. Volevo lavorare in questo mondo, a qualsiasi costo”
“Iniziai a lavorare come organizzatore dello stand alle fiere, progetto che all’inizio è partito senza molte aspettative. Negli anni è diventato sempre più strutturato, passando da cinque a venti fiere l’anno in Italia. Successivamente, mi sono iniziato a occupare di tutto ciò che riguarda la fiera in generale, dalle più normali sagre al Lucca Comics. È stata un’esperienza molto potente, perché abbiamo portato BeccoGiallo in ogni provincia dell’impero e abbiamo visto che potevamo permetterci di andare a diversi tipi di evento, avendo molta varietà. È stata una promozione non indifferente e siamo arrivati anche a chi non leggeva i fumetti. In questo momento mi occupo di qualcosa ancora più soddisfacente: i laboratori e la formazione del giornalismo a fumetti, aperta a chiunque, senza limiti d’età. Il 90% delle richieste viene da scuole e biblioteche, saltuariamente dalle librerie, e qualche volta abbiamo lavorato con festival universitari, Libera o i richiedenti asilo. Sono laboratori per alfabetizzare al fumetto e ai suoi meccanismi narrativi, alcuni comprendono laboratori di disegno, ma l’obiettivo principale è spiegare come funziona il fumetto e il giornalismo a fumetti”
“Becco Giallo nasce nel 2005 dal desiderio dei due fondatori: Guido Ostanel e Federico Zaghis, entrambi di Treviso. Si conoscono sui banchi di scuola del liceo e il padre di Federico è il fondatore e gestore dagli anni 70 di una libreria a Oderzo che si chiama Becco Giallo, un punto di riferimento culturale della provincia trevigiana. D’estate andavano a lavorare in libreria e si avvicinarono così al mondo dell’editoria. Gli anni Duemila erano il tempo dell’educazione alla cronaca nera educata di Riccardo Lucarelli, e loro erano grandi appassionati. In libreria si affacciano a Maus e Persepolis, per cui iniziano a sentire che il fumetto poteva essere percepito diversamente da come era stato fino a quel momento. Hanno iniziato a lavorare con Alette Edizioni, ma avevano il desiderio di creare un loro marchio e fare giornalismo a fumetti, graphic journalism. Esistevano delle opere di graphic journalism, ma nessuna casa editrice si era ancora specializzata in questo, tanto meno in Italia. Nel 2005 fanno uscire un libro sull’Unabomber italiano, un caso di cui si è tornati a parlare da poco. Venne pubblicato a caso aperto, quindi senza la seconda parte, quella in cui venne incastrato l’ingegnere. Era raccontata in maniera brillante, ma attirò una serie di critiche prima ancora di uscire, poichè molti ritenevano che i fumetti non fossero mezzi adatti a raccontare una storia così dolorosa, sembrava una mancanza di rispetto all’epoca. Qualcun’altro invece, tra cui il famoso fumettista Vittorio Giardino, era curioso di leggerlo prima di esprimere un giudizio e quando nel 2005 uscì, il libro si dimostrò più che valido. Persino le forze dell’ordine Motta di Livenza si erano insospettite, vedendo due ragazzi che raccoglievano informazioni su Unabomber, tanto che per mesi hanno intercettato le telefonate della casa editrice. Una volta capito che non c’era nulla di cui preoccuparsi, aiutarono loro stessi nell’organizzazione della prima presentazione del libro di BeccoGiallo, dove vennero vendute moltissime copie”
“BeccoGiallo nasce quindi raccontando numerosi casi di cronaca nera conosciuti, per poi entrare un po’ alla volta anche nella cronaca storica con il delitto di Pasolini, Peppino Impastato, Piazza Fontana e Piazza della Loggia, che ad oggi stiamo ristampando nella collana di “Misteri d’Italia a fumetti”. Affianco a fumetti di realtà si sperimentavano fumetti pop, educativi e autobiografici, dai tratti più colorati e meno di cronaca. Nel 2010 abbiamo voluto rischiare con un fumetto umoristico ed è stata pubblicata la raccolta di strisce “Crescere, che palle!” di Sarah Andersen, un’autrice webcomics ad oggi piuttosto famosa. Io ero appena arrivato in casa editrice e la mia prima fiera l’ho fatta dopo una settimana dalla pubblicazione di questo esperimento e dopo tanti anni riconosco che la fiera ha avuto così successo proprio perché avevo quel libro, tra gli altri motivi. È stata fatta questa scelta per diversi motivi. Anzitutto, Federico ha sempre spinto per provare cose nuove e a volte ha bisogno di essere trattenuto, ma alla fine le sue idee hanno funzionato più che bene. Poi il giornalismo a fumetti non era più una nostra prerogativa, poiché nel frattempo altre case editrici si erano accorte delle sue possibilità, quindi il fumetto giornalistico non era più un’esclusiva. Ci è sembrato giusto iniziare a pubblicare altro anche per ampliare il bacino di utenza e vendita di libri. Quel libro è andato molto bene in tempi anche relativamente brevi e a catena ne abbiamo pubblicati di simili. Questo ci ha permesso di investire su altri libri di cronaca e di biografia o su progetti terzi e avere più libertà di movimento”
“Io sono convinto che il fumetto pop abbia un proprio spessore, anche se parte del nostro pubblico probabilmente non è d’accordo, ma di fatto è ciò che ci ha permesso di partecipare a molti più eventi. Etna Comics a Catania, è l’unica fiera che riusciamo a fare in Sicilia, molto pop e a cui vogliamo tanto bene. Se avessi portato lì solo cronaca, sarebbe andata bene, ma fino a un certo punto, perché è grazie ai libri di Sarah Anderson che abbiamo continuato a frequentarla. Andiamo anche al Romics, due volte l’anno, una fiera oltre che pop come utenza, dove abbiamo la possibilità di arrivare a persone a cui altrimenti non arriveremmo. Per me questa è la vittoria più grande: vedere qualcuno, che solitamente viene per “Crescere, che palle!” o il fumetto sui pinguini tattici nucleari, comprare anche Peppino Impastato. Partecipiamo al Be Comics dai primissimi anni e inizialmente li aiutavamo nella cura artistica, perché erano affascinati dal mondo del fumetto ma non avevano ancora una conoscenza approfondita di questo mondo. Loro sono partiti con l’idea di diventare una fiera del fumetto della portata del Treviso Comic Book Festival, e tutti ricordano con molto affetto la loro prima edizione al Centro San Gaetano. In seguito il fumetto è diventato una parte di tante altre cose e noi riusciamo ad avere comunque uno spazio dignitoso a livello di esposizione”
“BeccoGiallo è anche una casa editrice per i più piccoli e con la collana Critical Kids riprende le tematiche dei fumetti attraverso illustrazioni per bambini. Tanti acquirenti erano genitori, insegnanti, bibliotecari e chiedevano uno strumento per parlare di mafia ai bambini, quindi il primo titolo fu “La mafia spiegata ai bambini” che si basa sul concetto di prepotenza. A quello ne seguirono tanti altri come “L’ecologia spiegata ai bambini” e “Le migrazioni spiegate ai bambini”. Da un paio d’anni il nome della collana è cambiato in “la sessualità spiegata alle bambine e ai bambini”, perché anche il linguaggio evolve. Abbiamo iniziato a fare illustrati più sperimentali e “narrativi”, traducendo i racconti dell’illustratore spagnolo Simo Badia, che usa i colori come metafora della guerra e dei nazionalismi. Da lì è nata una piccola collana di tradotti curata da Anna Zampatti. Nel frattempo abbiamo iniziato a fare la saggistica pop, quindi libri su serie tv, film pop degli anni 80 e 90 con Matteo Marino. Inoltre, tra i prodotti del web, abbiamo trovato Nicolò Targhetta con cui abbiamo pubblicato “non è successo niente” il primo libro di narrativa, che portiamo con grande soddisfazione nelle fiere di fumetti, avendo un pubblico abbastanza trasversale.Abbiamo iniziato a fare fumetti per ragazzi traducendo le due serie francesi Adele Crudele e Ariol di Emmanuel Gibert e lanciando la serie Paleo Stories di Emanuele Apostolidis”
“I nostri clienti prima del covid prenotavano o acquistavano principalmente in libreria, ma ad oggi rappresenta una percentuale irrisoria. Al contrario l’e-commerce dal sito Feltrinelli a Amazon al nostro è cresciuto esponenzialmente, andando a coprire più della metà delle vendite. Alle fiere non vengono contati i fatturati ufficiali di distribuzione, ma se dovessi fare una stima credo sia un 10% del totale. Alla fine si può dire che siamo passati da uno specifico tipo di pubblico a un gruppo di persone dai diversi background culturali, arrivando ad offrire un libro per ogni età e costruire anche delle famiglie BeccoGiallo. Siamo una casa editrice un po’ “schiava” dei contenuti, nel senso che cerchiamo progetti interessanti dal punto di vista contenutistico o grafico e se manca sostanza non proseguiamo. Mi piace il fatto che la nostra indole di divulgazione sociale rimanga forte e in quanto appassionato di fumetti per me è molto importante la diffusione di questo mezzo, che vorrei lasciasse un segno nelle persone”
“I nostri laboratori sono indirizzati alla professionalizzazione. Io li vivo come strumenti di espressione e narrazione potenti, soprattutto per avvicinare le persone di tutte le età ai fumetti, poiché in questo momento se ne parla molto ma spesso non attecchisce e rimane una semplice curiosità. Mostriamo come guardando un’immagine dopo l’altra il nostro cervello immagina ciò che può esserci in mezzo, spieghiamo il loro meccanismo profondo, il senso di lettura e aiutiamo a riconoscere il buon fumetto. Come in tanti altri mezzi di intrattenimento la qualità è un po’ scesa nel tempo, ma se il pubblico è educato alla lettura, alla visione, all’ascolto, forse la domanda di un certo tipo di prodotto artistico può cambiare e la qualità̀ può tornare ad aumentare. Mi piace vedere ragazzini e ragazzine che escono dal laboratorio con l’entusiasmo ancora addosso, perché ricordano me alla loro età e credo che non fare entrare i fumetti nella propria vita sia un grosso peccato“